sabato 19 dicembre 2020

«Servono morale e cielo stellato», intervista a Claudia Maschio

 


«Servono morale e cielo stellato»

Editrice, filosofa e scrittrice: «Ho scritto un po' di tutto: dalle poesie alle sceneggiature teatrali». Il prossimo obiettivo: una fiera dell'editoria indipendente da organizzare a Verona in estate.

Cinema e teatro da un lato, scrittura e letteratura dall'altro. Era a un bivio Claudia Maschio, scrittrice, editrice, e filosofa: «Alla fine ha prevalso la passione per la scrittura. Ma erano due percorsi complementari: già da ragazzina mi dilettavo a scrivere piccole commediole, che recitavamo insieme ai miei amichetti», racconta.

Padovana di nascita, veronese di adozione: «Mio padre, medico, fu trasferito a Verona come primario di nefrologia all'ospedale di Borgo Trento; era il 1975, io avevo 12 anni, e la mia città è questa».
Vive in Valpolicella, Claudia, a Negrar insieme al marito Fabio, detto "Vecio Sacca" per la sua proverbiale lentezza nel gioco delle carte, ai due figli Clara e Elio, e ai loro inseparabili cani: «Li portiamo a passeggio su per la collina, in città non sarebbe possibile. In Valpolicella stiamo benissimo, l'aria è decisamente più pulita, la vita più sostenibile».

Studi al Liceo Scientifico Fracastoro, quindi la laurea in Sociologia a Trento e il dottorato in Filosofia della Scienza: «Più apprendimenti e più conoscenze hai, meglio riesci a trasmettere concetti di un certo rilievo». Il primo riconoscimento nel 1993, quando Claudia Maschio è tra i dieci finalisti del Premio Andersen«Fiabe, sebbene ami di più lavorare su racconti e romanzi. Diciamo che ho scritto un po’ di tutto, dalle poesie alle sceneggiature teatrali»
Esce il suo primo romanzo Oltre la superficie dello sguardo. In realtà, ci ha messo un bel po’ prima di pubblicarlo: «Non ero convinta, l’ho tenuto anni nel cassetto; non ho grande autostima ma se mi dicono che ciò che faccio, qualcosa, vale, allora un po’ ci credo». 

Tra il 2005 e il 2007 pubblica tre saggi, due sul Natale e uno sul Carnevale. Durante le ricerche, fa l’incontro che le cambia la vita professionale: «A Viterbo conobbi Dario Giansanti; fu lui a darmi delucidazioni sulle origini mitologiche del Natale». Si mettono a scrivere insieme, sentono il bisogno di maggior respiro, così decidono di farsi una casa editrice tutta loro, Vocifuoriscena: «Siamo partiti con 80 euro di budget, e all’inizio è stata molto dura. Abbiamo pubblicato in Italia romanzi stranieri sconosciuti e saggi di mitologia: siamo cresciuti, eravamo in due, oggi siamo in sei. Siamo di nicchia e di strada ne abbiamo da fare ancora molta, ma siamo su quella giusta».

Oltre ai romanzi stranieri e alla saggistica, c’è poi la collana di narrativa italiana: «Una ventina di autori; siamo molto selettivi e la concorrenza è davvero tanta. Siamo distribuiti in tutta Italia, ma ci rivolgiamo esclusivamente alle librerie indipendenti». Odio i film francesi, romanzo del veronese Luca Boschiero, potrebbe presto diventare un film: «Pietro Barana, mio compagno di liceo al Fracastoro, che oggi vive e lavora in Brasile, sta curando la sceneggiatura; io collaboro alla revisione. Sarebbe bello fosse interpretato da attori veronesi, sempre che non lo produca Netflix ovviamente…».

Eh già, perché le cose potrebbero anche andare così. Claudia intanto non ha certo smarrito la vena e continua a scrivere. E sopra splendeva un cielostellato, il suo penultimo lavoro, è frutto dei suoi studi di filosofia etica, in omaggio a Kant: «Morale e cielo stellato, i due elementi che oggi abbiamo perso. Mancano fiducia nella scienza e la morale intesa come applicazione di ciò che è giusto; diversamente, non ci berremmo tutte le fandonie che appaiono su internet e i social. Esempio, ne è il negazionismo in tempi di pandemia. La gente si è comportata bene durante la prima ondata, per paura; è bastato allentare le misure in estate, e si è visto cosa è successo».

Per il futuro non è ottimista: «Vorrei esserlo, ma faccio fatica. La casa brucia e non facciamo nulla. Prendiamo la questione ambientale; dovremmo ormai capire che così non si può andare avanti e che qualcosa va fatto per invertire la rotta e dare un futuro alle nuove generazioni. Una rivoluzione culturale parte da piccoli passi. Questo non significa tornare alle carrozze, ma trovare una strada meno consumistica, questo sì. Abbiamo tutto, e le nostre comodità stanno uccidendo il pianeta. Detto ciò, questo sistema socioeconomico è arrivato al capolinea».

Claudia, che con Dario Giansanti sta lavorando al prossimo romanzo, ha un obiettivo davanti. «Una fiera dell’editoria indipendente a Verona, città senza una vera e propria rappresentanza editoriale. Io ci credo molto. Speriamo possa partire già la prossima estate».
A giugno, sotto «un cielo stellato», con la benedizione di Kant.


Lorenzo Fabiano – Corriere di Verona


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